L'orecchio e il subacqueo

Compensazione subacquea

La perforazione del timpano

Durante l’attività subacquea, la tromba d’Eustachio non si apre regolarmente come dovrebbe, specialmente durante la discesa, e ciò rende difficile la compensazione, provocando una otopatia disbarica con conseguenze per le orecchie, come ad esempio: otiti, perforazioni del timpano, glue-ear e versamenti endotimpaci. Chi soffre di riniti e sinusiti croniche può andare incontro a forti mal di testa per la mancata compensazione dei seni paranasali.


Cos'è la compensazione

Parlare di compensazione significa inevitabilmente parlare di orecchio, naso e gola, organi bersaglio per i subacquei in generale e per l'apneista in particolare, perché, mentre il subacqueo si immerge con l'autorespiratore e ha il tempo e la possibilità di ripetere una manovra di compensazione parzialmente o totalmente non riuscita, l'apneista questa possibilità non ce l'ha, per cui, o gli riesce al primo colpo oppure deve rinunciare per lo meno a quel tentativo di inabissamento.

Ecco quindi che la pronta e la corretta riuscita di una manovra di compensazione costituisce il presupposto indispensabile per qualsiasi immersione subacquea senza la quale non è neanche possibile iniziare a scendere sott'acqua. Ma che cos'è questa compensazione? Perché è proprio necessario effettuarla?

Per poter scendere sott'acqua senza avere problemi è indispensabile tra le altre cose eseguire una corretta ed efficace compensazione, pena l'interruzione della nostra discesa o, peggio, la comparsa di problemi più o meno gravi che saranno oggetto della prossima trattazione.


Le tecniche di compensazione

Ad eccezione di qualche raro caso, tutti i subacquei per potersi immergere hanno quindi bisogno di attuare attivamente una cosiddetta manovra di compensazione.

Purtroppo non è possibile stabilire una regola valida per tutti su come, quando e quanto frequentemente sia necessario compensare poiché, pur essendo simile, nessun individuo è uguale ad un altro. Come regola generale si può dire però che la prima compensazione andrebbe fatta appena terminata la capovolta mentre le successive verranno effettuate a seconda delle esigenze, che sono appunto diverse da individuo ad individuo a seconda dell’elasticità delle strutture coinvolte. In linea generale, è sempre conveniente anticipare la manovra di compensazione per evitare di essere sorpresi dalle conseguenze dell'aumento di pressione idrostatica. A parte alcuni rari casi, alla grande maggioranza degli individui per poter compensare l'orecchio è necessario attuare una manovra attiva.

Le manovre di compensazione più comunemente usate sono due: la manovra di pressione, universalmente conosciuta con il nome di Manovra di Valsalva, e la manovra di movimento e pressione, in Italia conosciuta come Manovra di Marcante-Odaglia mentre all'estero è più nota come Manovra di Frenzel.


La manovra di Valsalva

Comunemente più impiegata, la manovra Valsava è la tecnica più semplice e spontanea da attuare. Consiste nell'eseguire uno sforzo espiratorio massimo, mantenendo chiusi la bocca e il naso. Lo sforzo espiratorio, essendo chiuse tutte le uscite naturali, provoca un aumento di pressione nelle vie aeree in grado di vincere le resistenze all'apertura della tuba di Eustachio, determinando così una diffusione di aria nella cassa timpanica.

Questa manovra è utile soprattutto quando la compensazione nell'orecchio medio è difficoltosa. Dato che l'aumento di pressione viene creato da uno sforzo espiratorio, cioè da una diminuzione del volume endotoracico, questa manovra per avere la sua massima efficacia deve essere praticata in apnea inspiratoria. Ne deriva che un soggetto in espirazione forzata non può eseguire il Valsalva e quindi che un apneista alle quote più profonde, con questa manovra non può ottenere un’adeguata compensazione. Un altro aspetto negativo di questa metodologia apneista è rappresentato dall'aumento della pressione intrapolmonare che essa determina e che, in teoria, potrebbe avere ripercussioni negative sulla circolazione polmonare tanto da causare episodi sincopali.


La manovra di Marcante-Odaglia

Molto più funzionale, soprattutto per il subacqueo apneista, è la manovra di Marcante-Odaglia, introdotta nella didattica per la formazione dei sommozzatori da Duilio Marcante, pioniere della subacquea italiana.

Il principio ispiratore di questa tecnica è semplice: molto più vantaggioso e meno dispendioso mettere in pressione uno spazio aereo ristretto, quale quello del rinofaringe, piuttosto che uno ampio come quello occupato dall'intero albero respiratorio. Il trucco sta quindi nel riuscire ad isolare completamente la regione del rinofaringe, laddove sboccano le tube d’Eustachio, dalle restanti cavità aeree interne ed esterne. La separazione dall'ambiente esterno avviene mediante la chiusura del naso che si può realizzare o con l'uso delle dita oppure sfruttando la pressione esercitata dalla maschera sul naso.

Complesso risulta, invece, il meccanismo per riuscire a chiudere lo spazio rinofaringeo verso il basso e a metterlo in pressione, tale da ottenere l'apertura delle tube. Questo duplice effetto si ottiene in pratica con un movimento di retropulsione della lingua, la cui punta viene spinta in avanti contro i denti incisivi inferiori, il dorso verso il palato e la base verso la parete posteriore del faringe. A questo punto, la lingua viene azionata come un pistone che spinge verso l'alto, in modo da comprimere l'aria contenuta nello spazio rinofaringeo. Ciò, unitamente alla contrazione dei muscoli faringei della deglutizione, determina l'apertura della tuba e quindi la compensazione dell'orecchio medio.

La manovra di Marcante presenta molti vantaggi rispetto a quella di Valsalva. Innanzitutto, poiché non determina uno stato di sovrapressione polmonare non ha alcun effetto sull'apparato cardiocircolatorio, addebitate invece al metodo Valsalva. Ciò la rende particolarmente consigliabile per l'apneista, soprattutto per le immersioni profonde dato che ottiene gli stessi effetti pressori anche in condizioni di massima espirazione.

Essa richiede, inoltre, l'impiego di fasci muscolari molto più ridotti rispetto a quelli del Valsalva per cui consente un notevole risparmio energetico. In soggetti particolarmente predisposti, infine, in cui la chiusura del naso avviene spontaneamente senza l'uso delle dita, essa consente di compensare avendo libere entrambe le mani.

L'unico elemento negativo è rappresentato dal fatto che, essendo una manovra molto tecnica, non è facile da apprendere e da applicare. Tuttavia, si verifica spesso il caso di subacquei che utilizzano manovre di compensazione identificate come Valsalva e che invece, ad una più approfondita analisi, si dimostrano essere manovre di Marcante-Odaglia. Per accertarsene, si proverà a compensare tenendo la bocca aperta in espirazione, chiudendo il naso con una mano e tenendo l'altra appoggiata sulla regione diaframmatica: se la compensazione riesce e il diaframma rimane fermo significa che avremo eseguito un Marcante-Odaglia e non un Valsalva.

Semplice o difficile che sia, l'importante è che la manovra di compensazione risulti efficace e consenta quindi di scendere sott'acqua in una condizione di perfetto benessere fisico senza comportare quindi conseguenze negative a carico dell'orecchio.


La compensazione dei seni paranasali

Oltre all'orecchio, anche il naso ed in particolare le cavità dei seni paranasali sono esposti agli effetti negativi dell'aumento di pressione idrostatica. Infatti, anche queste cavità sono a contenuto aereo e quindi sottoposte alle brusche variazioni pressorie dell'immersione.

In questo caso la situazione è meno drammatica, poiché queste strutture sono collegate normalmente alle vie aeree superiori da canali ossei rigidi e quindi sempre aperti a differenza delle tube di Eustachio che sono a lume virtuale. Ciò significa che in condizioni normali non è necessario eseguire una manovra di compensazione perché in queste cavità il bilanciamento con la pressione esterna avviene spontaneamente. In condizioni normali, però, se questi canali si trovano parzialmente o completamente ostruiti, il problema della compensazione si ripresenta e se non si realizza il riequilibrio pressorio, l'aria contenuta nei seni viene ad essere compressa causando quei tipici fastidi ai seni di cui parlerò più dettagliatamente in seguito.

Ricordiamo infine che anche la maschera, come cavità aerea accessoria, andrà compensata per evitare il cosiddetto "colpo di ventosa".


Il colpo di ventosa

Un breve cenno merita infine il cosiddetto "colpo di ventosa", ossia la mancata compensazione della maschera che si manifesta clinicamente con un'emorragia congiuntivale, dovuta alla rottura dei capillari sanguigni che decorrono sulla congiuntiva oculare. Qui la prevenzione si basa sull'utilizzo di maschere dal volume interno minore possibile e, ovviamente, ricordandosi che anche la maschera, essendo a contenuto aereo, deve essere compensata.

Inoltre, il subacqueo può anche andare incontro a fastidiose dermatiti del canale uditivo esterno e a dolorose otiti esterne.

Nell'ambiente della subacquea è consuetudine fare automedicazione su consiglio di "esperti di cose di mare" ma purtroppo, la maggior parte delle volte non funzionano, aggravando il problema. Non ignorate i sintomi e soprattutto rivolgetevi ad uno specialista otorino fin da subito per evitare la cronicizzazione della malattia.

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